Parte della guidaRegole per il condominio: cosa serve davvero per vivere meglio

"Da trent'anni passiamo di lì, ormai è un diritto acquisito." È la frase che apre la metà delle liti tra vicini, ed è vera solo a certe condizioni molto precise.

La servitù prediale è la cornice giuridica dentro cui stanno lo stillicidio, il passaggio, la veduta e mezza dozzina di altre situazioni quotidiane. Vale la pena capirla una volta sola, perché poi si applica a tutte.

Che cos'è: un rapporto tra fondi, non tra persone#

L'art. 1027 c.c. la definisce come il peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario. Il fondo che subisce il peso si chiama servente, quello che ne trae vantaggio dominante.

Il punto che cambia tutto: è un rapporto tra due immobili, non tra due persone. Segue i fondi quando cambiano proprietario, e non si estingue perché è morto chi l'aveva concordata.

Servono due requisiti:

  • Due fondi in rapporto di vicinanza tale che, anche se non confinanti, l'esercizio della servitù sia possibile.
  • Un'utilità oggettiva che il fondo dominante trae dalla limitazione imposta al vicino. L'art. 1028 precisa che può consistere anche nella maggiore comodità o amenità del fondo dominante, o nella sua destinazione industriale.

Su quest'ultimo punto c'è un limite: l'utilitas deve risultare direttamente e oggettivamente dalla natura e destinazione del fondo, e non può riferirsi all'attività industriale in sé (Cass. n. 15928/2022).

Una novità che vale la pena conoscere, perché ribalta un orientamento consolidato: le Sezioni Unite, con sentenza 13 febbraio 2024, n. 3925, hanno affermato che lo schema dell'art. 1027 non preclude la costituzione per convenzione di una servitù avente ad oggetto il parcheggio di un veicolo sul fondo altrui. Prima si tendeva a vedervi una comodità personale del proprietario dell'auto, non un'utilità del fondo.

Il principio che esclude quasi tutte le liti condominiali#

Le parole "appartenente a diverso proprietario" nell'art. 1027 non sono un dettaglio di stile. Esprimono il principio nemini res sua servit: il proprietario di due fondi vicini non può costituire una servitù a favore dell'uno e a carico dell'altro.

Tradotto in condominio: sulle parti comuni il condòmino non ha una servitù, perché ne è comproprietario. Il suo rapporto con il cortile, con l'androne o con il muro perimetrale si regge sull'uso della cosa comune dell'art. 1102 c.c., non sul titolo VI del Codice.

La servitù torna configurabile tra proprietà esclusive diverse: tra due appartamenti confinanti, tra il condominio e l'edificio accanto. Ed è per questo che i muri perimetrali non possono essere usati, senza il consenso di tutti i comproprietari, per l'utilità di un immobile che costituisce unità distinta: sarebbe appunto una servitù (Cass. n. 15024/2013).

È lo stesso ragionamento che spiega perché gli artt. 905-907 sulle distanze delle vedute in genere non si applicano tra unità dello stesso edificio: lo trovi sviluppato nella guida su luci e vedute.

Come nasce una servitù#

L'art. 1031 elenca i modi: le servitù possono essere costituite coattivamente o volontariamente, e possono anche essere acquistate per usucapione o per destinazione del padre di famiglia.

ModoCome funziona
VolontariaContratto o testamento, in forma scritta
CoattivaImposta dalla legge, con atto o sentenza e indennità
UsucapionePossesso ventennale, ma solo se la servitù è apparente
Destinazione del padre di famigliaDue fondi ora divisi, prima di un unico proprietario

Sul titolo volontario non servono formule sacramentali: basta che dall'atto scritto si desuma la volontà di costituire un vantaggio a favore di un fondo imponendo un peso su un altro, purché l'atto abbia natura contrattuale, rivesta la forma richiesta ad substantiam e la volontà risulti in modo inequivoco, anche se il contratto è diretto ad altro fine (Cass. n. 21254/2024). È stato ammesso persino che un contratto a favore di terzo stipulato dal proprietario del fondo servente valga come titolo costitutivo (Cass. n. 407/2025).

Va ricordato l'art. 1030, la regola del pati, non facere: il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto per rendere possibile l'esercizio della servitù, salvo che la legge o il titolo dispongano altrimenti. Deve sopportare, non collaborare.

L'apparenza: lo snodo che decide le cause#

Qui si gioca la maggior parte del contenzioso, ed è la risposta alla frase con cui abbiamo aperto.

L'art. 1061 c.c.: le servitù non apparenti non possono acquistarsi per usucapione o per destinazione del padre di famiglia. Non apparenti sono le servitù quando non si hanno opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.

La ratio sta nei requisiti del possesso ad usucapionem, in particolare il suo carattere non clandestino: il proprietario deve poter conoscere l'altrui potere sulla cosa.

La giurisprudenza chiede un quid pluris: non basta l'esistenza di una strada o di un percorso idonei, è essenziale che mostrino di essere stati realizzati al preciso scopo di dare accesso al fondo preteso dominante attraverso quello preteso servente. Le opere devono rendere evidente l'esistenza del passaggio per tutto il tempo necessario a maturare l'usucapione e indicare ai terzi un onere gravante in maniera continuativa e specifica (Cass. n. 7004/2017, confermata da Cass. n. 27344/2024).

Due esempi che chiariscono il confine:

  • Non apparente: il sentiero formatosi per il solo calpestio. Trent'anni di passaggio non bastano.
  • Apparente: una tubatura idrica collocata sotto il pavimento dell'appartamento servente è stata ritenuta opera oggettivamente apparente, perché visibile al proprietario in occasione di lavori edili (Cass. n. 14292/2017).

Attenzione a una distinzione che salva molte posizioni: l'apparenza non è richiesta ai fini della sola tutela possessoria, per la quale è sufficiente la prova dell'esercizio del transito.

La destinazione del padre di famiglia#

L'art. 1062 è il modo di acquisto più frequente negli edifici, e quasi nessuno lo conosce.

Ha luogo quando risulta, con qualunque mezzo di prova, che due fondi attualmente divisi sono stati posseduti dallo stesso proprietario, e che questi ha posto o lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù. Se poi i due fondi hanno cessato di appartenere allo stesso proprietario senza alcuna disposizione sulla servitù, questa si intende stabilita attivamente e passivamente su ciascuno dei fondi separati.

Vale solo per le servitù apparenti e non richiede la contiguità materiale dei fondi.

Il caso tipico è il frazionamento di una villa o di un edificio in più unità: chi divide lascia le cose come stanno, e con la divisione nascono le servitù reciproche. La Cassazione ha ritenuto che persino l'assegnazione materiale di una porzione di fabbricato al servizio di portineria possa generare una servitù per destinazione del padre di famiglia, quando le opere permanenti siano state predisposte dall'unico proprietario (Cass. n. 29199/2024). E la sentenza di divisione non è di per sé idonea a escludere la costituzione della servitù di passaggio per questa via (Cass. n. 4805/2024).

Se stai valutando un frazionamento, è un effetto da mettere in conto insieme a quelli descritti nella guida sul frazionamento immobiliare in condominio.

Come si perde: venti anni di non uso#

L'art. 1073 stabilisce che la servitù si estingue per prescrizione quando non se ne usa per venti anni.

Il termine decorre dal giorno in cui si è cessato di esercitarla. Per le servitù negative, o per quelle il cui esercizio non richiede il fatto dell'uomo, decorre dal giorno in cui si è verificato un fatto che ne ha impedito l'esercizio. Per quelle che si esercitano a intervalli, dal giorno in cui la servitù si sarebbe potuta esercitare e non ne fu ripreso l'esercizio. Si computa anche il tempo in cui la servitù non fu esercitata dai precedenti titolari.

L'ultimo comma è decisivo in condominio: se il fondo dominante appartiene a più persone in comune, l'uso della servitù fatto da una di esse impedisce l'estinzione riguardo a tutte, e la sospensione o interruzione a vantaggio di un comproprietario giova anche agli altri.

Tre avvertenze pratiche:

  • Apparenza e prescrizione sono profili distinti. Se la servitù nasce da un titolo idoneo, ai fini della prescrizione non rilevano né la mancanza di apparenza né il carattere sporadico dell'esercizio (Cass. n. 26636/2011, conforme Cass. n. 22579/2020).
  • La prescrizione va eccepita. È eccezione in senso stretto: deve essere specificamente opposta dalla parte che intende avvalersene e non è rilevabile d'ufficio (Cass. n. 7562/2019).
  • Le servitù reciproche sono autonome. Se per destinazione del padre di famiglia sono sorte due distinte servitù tra fondi confinanti, l'estinzione dell'una non travolge l'altra (Cass. n. 16842/2009).

Il percorso da seguire in un caso concreto#

  1. Individua il titolo: contratto o testamento, oppure usucapione o destinazione del padre di famiglia, oppure atto o sentenza per le servitù coattive.
  2. Se invochi usucapione o destinazione, verifica l'apparenza con il quid pluris della destinazione specifica delle opere.
  3. Se il titolo è negoziale, l'apparenza è irrilevante ai fini conservativi: opera solo l'art. 1073.
  4. In giudizio, eccepisci espressamente la prescrizione ventennale se ti giova.
  5. In condominio, chiediti sempre prima se il bene è comune: se lo è, il problema non è di servitù ma di uso della cosa comune.

Il punto pratico#

Una servitù non nasce dall'abitudine. Nasce da un titolo, da un possesso qualificato da opere visibili, o da una divisione che ha lasciato le cose come stavano.

E in condominio, prima di parlare di servitù, la domanda giusta è un'altra: quel bene è mio in esclusiva, o è di tutti? Perché sulle parti comuni il diritto che eserciti ha un altro nome, e altre regole. Quali siano le parti comuni per legge lo trovi nella guida su quali sono le parti comuni.

Se nel tuo stabile c'è un passaggio, uno scarico o un affaccio che qualcuno rivendica da anni e nessuno sa inquadrare, guarda come lavora Livia sull'amministrazione condominiale a Milano oppure richiedi un preventivo gratuito.

Fonti normative

Domande frequenti

Che cos'è una servitù prediale?

È il peso imposto sopra un fondo, detto servente, per l'utilità di un altro fondo, detto dominante, appartenente a diverso proprietario (art. 1027 c.c.). È un rapporto tra due immobili, non tra due persone: segue i fondi anche quando cambiano proprietario.

Si può avere una servitù su una parte comune del proprio condominio?

In genere no, per il principio nemini res sua servit: il proprietario di due fondi vicini non può costituire una servitù a favore dell'uno e a carico dell'altro. Sulle parti comuni il condòmino è comproprietario, quindi il rapporto si regge sull'uso della cosa comune e non su una servitù. Tra unità di proprietà esclusiva diverse, invece, la servitù è configurabile.

Una servitù si può acquistare per usucapione?

Solo se è apparente. L'art. 1061 c.c. stabilisce che le servitù non apparenti non possono acquistarsi né per usucapione né per destinazione del padre di famiglia. Non apparenti sono quelle prive di opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.

Basta un sentiero per provare una servitù di passaggio?

No. La giurisprudenza richiede un quid pluris: le opere devono mostrare di essere state realizzate al preciso scopo di dare accesso al fondo dominante attraverso quello servente. Un sentiero formatosi per il solo calpestio non basta.

Dopo quanto tempo una servitù si estingue?

Per prescrizione dopo venti anni di non uso (art. 1073 c.c.). Se il fondo dominante appartiene a più persone in comune, però, l'uso fatto da una sola di esse impedisce l'estinzione riguardo a tutte. La prescrizione va eccepita dalla parte: non è rilevabile d'ufficio.

Livia

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